……quatto passi fra le nuvole

Pubblichiamo con molto piacere il racconto dell’ultima avventura del nostro skyrunner, sebra quasi una favola il cui lieto fine, non scontato, è stato reso possibile dalla caparbietà e dalla capacità di andare oltre del nostro amico Marco. Leggere il suo racconto consente anche a noi “mortali” di condividere le emozioni che solo chi si cimenta in competizioni coma la Lavaredo Ultra Trail può provare.  

BRAVO MARCO!!!

Toccata e fuga” a Cortina. Questa volta non c’è tempo: bisogna ottimizzare i tempi, non c’è spazio in agenda per camere d’albergo, vetrine di negozi e fronzoli vari. Partenza da livello 0 alle 15:00 per ritirare il pettorale alle 17:30 e rischiare di restare senza una maglietta della mia taglia. Mi stendo su un prato rosicchiando focaccia e ciliegie e in un attimo sono quasi le 23:00. Mi ritrovo cambiato, zainetto in spalla e dentro una gabbia di partenza schiacciato come una sardina. Le chiacchiere con alcune “vecchie conoscenze” e un sottofondo musicale che varia da AC/DC a Ennio Morricone precedono lo start in grande stile. Tutto comincia a s-correre: la folla in delirio, l’asfalto e poi – finalmente – il bosco. Procedo cauto. Non perché abbia difficoltà a capire dove mettere i piedi ma per la consapevolezza di una preparazione atletica inesistente: a fine aprile in Slovenia mi ero fermato, per la prima volta in gara, dopo soli 67 chilometri. Troppi pensieri per la testa, impossibile andare avanti senza quell’equilibrata “leggerezza” fondamentale compagna di viaggio… da quel momento non ho più affrontato nessuna pendenza e anche il volume della corsa su asfalto si è ridotto moltissimo. Ma non è il momento di pensare a cosa è stato: devo spingere. La notte scorre veloce ma i miei alluci sono già in difficoltà per aver picchiato più volte contro radici e sassi. Poco prima di arrivare al lago di Misurina posso già spegnere la frontale e il caldo comincia a farsi sentire. Porto il giusto rispetto per la salita che porta al rifugio Auronzo e poi ancora più in alto fino a forcella Lavaredo, luogo magico da cui si può ammirare quell’inimitabile trio di maestosi monumenti che ricaricano le batterie ai miei occhi stanchi. Dalle tre cime comincia la lunga discesa che, ripida prima, più dolce poi, conduce fino alle basevita di Cimabanche al chilometro 65. Il caldo è anomalo e so bene che non sto tenendo i ritmi a cui mi ero abituato solo qualche mese fa ma ce l’ho fatta! Ho raggiunto Cimabanche: il mio obiettivo dichiarato. Con calma mi cambio da testa ai piedi e mangio un sacco di frutta, pane, pomodorini, grana. Mi sembra di stare relativamente bene così non esito a procedere verso la tappa successiva. Mi convinco che per raggiungere Malga Ra Stua è sufficiente salire e scendere da forcella Larosa che supera di poco i 2000 metri. Come sempre ragionare per “piccoli” obiettivi mi aiuta a gestire le energie: distanze e dislivello sono solo numeri che non rendono giustizia alla faticosa e bollente salita successiva. Attraversare la magnifica Val Travenanzes è un onore ma tra le 13:00 e le 15:00 il caldo è infernale e il sole è proprio a picco sulla mia testa. Sono stanco, ho bisogno di sedermi in uno spicchio d’ombra, rannicchiato appoggio la testa sulle ginocchia. Chiudo gli occhi per qualche decina o, forse, centinaio di secondi. Temperatura e mancanza di sonno pesano tantissimo, ma dopo essermi “sgranchito” per bene riparto. Gli alluci soffrono ma a passo costante riesco ad arrivare al rifugio Col Gallina aiutato da un vicino temporale che abbassa la colonnina di mercurio. La speranza di trovare qualcosa di decente con cui nutrirmi svanisce: il riso sembra ghiaia, il brodino non fa per me. Mi sforzo di mangiare qualche pezzetto di pane sporco d’olio d’oliva. I tuoni fanno da sottofondo e insieme ad una pioggerella sottile sembrano creare le condizioni ideali per dare vita alla bugia utile per prendere in giro me stesso e le persone a cui racconterò di essermi ritirato. Ma esco dal tunnel, faccio due chiacchiere con Anselmo che sta mangiando seduto al mio stesso tavolo e gli propongo di proseguire insieme. Lui accetta senza esitazione, è il momento di fare squadra. Conosco bene quel pezzo di altavia che ci attende, l’ho percorso più volte, di giorno, di notte, correndo e passeggiando. Qualche chiacchiera aiuta a sopportare il tremendo strappo che porta al rifugio Averau, è difficile salire ma è altrettanto complicato scendere. Arriviamo a passo Giau dove si unisce a noi Martina, più o meno di sua spontanea volontà. E’ in difficoltà anche lei ma adesso non è il momento di mollare. Anche se procediamo lentamente maciniamo chilometri. Il sole tramonta, accendiamo la frontale prima di raggiungere Croda del lago dove, meglio tardi che mai, trovo le mie amate patate lesse e uova sode. Sono stanco, parlo per tenermi sveglio, anzi parlo a vanvera, ma per fortuna i miei due compagni di viaggio non hanno abbastanza fiato per dirmi di stare zitto. Endorfine e mancanza di sonno sembrano avere un effetto simile ad una sbronza, ma quello che importa è andare avanti, scendiamo di quota, procediamo lentamente ma senza esitare. Dagli alberi, in basso si vedono le luci di Cortina. Gli ultimi chilometri sono difficili, Anselmo ci saluta accelerando. Io e Martina ce la prendiamo comoda ma il tempo che scorre non spaventa più. E’ quasi fatta, siamo fuori dal bosco, siamo in paese. Il campanile che segna il punto d’arrivo sembra spostarsi come un arcobaleno ma raggiungiamo l’inizio di corso Italia. Lascio andare avanti Martina, la passerella è bello attraversarla da protagonisti assoluti. Aspetto un paio di minuti e via! E’ il mio turno… a 200 metri dalla linea d’arrivo scrocco una birra all’unico pub aperto in corso Italia… racconto a qualcuno che mi ero vestito così per fare il figo e lasciandolo con qualche dubbio proseguo fin sotto il gonfiabile dell’arrivo. Ce l’ho fatta, ho vinto un’altra personale scommessa: senza allenamenti adeguati ho chiuso la LUT. C’ho messo più di 6 ore oltre il tempo dello scorso anno ma il mio bersaglio era un altro… e io ho fatto centro! Sono ancora capace di correre fino all’orizzonte! Ho cacciato lo spettro del fallimento e riacceso la speranza per poter affrontare la vera gara, la regina dell’ultratrail, quella che mi aspetta a fine agosto…

 

 

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